attraversavamo la strada e andavamo al mare, era giugno acerbo o settembre maturo, quando al mare non c’è quasi più nessuno a parte le famigliole alle bancarelle delle caramelle gommose, la domenica. vestiti con gli abiti della domenica, pettinati e profumati, a passeggio sulla litoranea.
noi in quello spazio per pochi che si chiamava “gli scogli”, dove quelli che venivano da fuori si sprecavano in cadute rovinose e poi ci guardavano con rabbia e ammirazione mentre camminavamo sugli scogli appuntiti senza che questi ci pungessero i piedi, e sugli scogli scivolosi senza che perdessimo la presa.
zio tagliava a metà i ricci, zia china a pulire il pesce, noi a fare a gara per il tuffo di testa meglio riuscito. i bagni più belli erano alle 8 di sera, quando il mare diventava piatto e sembrava mercurio.
attraversavamo la strada e andavamo a casa, stretti nel telo bagnato, i capelli gocciolanti e i piedi scalzi. i bambini con gli abiti della domenica ci guardavano invidiosi dai finestrini delle macchine.
gli errori grammaticali, le tre ore di sonno a notte, le dieci ore di sonno a notte, la pioggia violenta, il sole violento, il caffè americano, la mancanza di motorino, la benzina troppo cara, il monociclo con la ruota sgonfia, gli avanzi di carta ammucchiati in un angolo, lo sciopero dei mezzi, la sopraelevata, il seminterrato, il centro di assistenza fiscale, la partita iva e la camera di commercio, il leasing gratuito, le urla degli avventori del bar, gli errori grammaticali, due volte.
Piove come non ho mai visto piovere nessuno, ho detto o sognato qualche tempo fa.
“Tu non hai vizi, tu hai idiosincrasie”, mi è stato detto. L’ho presa come un complimento, sebbene il fatto che io non abbia vizi è molto poco vero. L’ultimo in ordine di tempo è il continuo passare la mano sui capelli quasi a zero, e certo che potevo scegliere un periodo migliore per cambiare taglio, con questa pioggia del cazzo che mi fa gelare la nuca. E rovinare la messa in piega. Fortuna che il parrucchiere mi ha letto nel pensiero e mi ha tagliato i capelli come volevo io, alla cemminifòttu, taglio conosciuto anche nella variante “cemmendefùtte”, per chi sta più a sud di me.
Ho un ombrello a una piazza e mezza che non uso mai, preferisco i giornali o le buste di plastica, il più delle volte preferisco niente così posso [verbo a scelta] meglio.
Volevo andare a Nottingham una volta, ne avrei approfittato per rivedere una cara amica. Anzi, volevo andare a Nottingham una volta, per rivedere una cara amica. Ne avrei approfittato per fare qualcos’altro. Però lei nel frattempo si è trasferita.
In Canada.
Quindi non ho potuto approfittare di niente, e nel frattempo non c’erano nemmeno più offerte per i voli. Meglio così.
Meglio così la pizza, in realtà, però “non sono venuta a trovarti perché gli aerei costavano troppo e anche perché ormai eri a Toronto” è una bella frase (della pizza). Anche perché forse è a Montreal, non lo so. Fatto sta che ho un regalo di 3 compleanni fa da spedire, e adesso arriverà troppo in ritardo.
non avevo mai considerato l’eventualità di aprire un account qui, e invece poi.
è l’ora del caffè di mezza mattina, vado a scegliere la mia nuance al bar accanto.
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